
Medellín, un tempo nota per ragioni ben diverse, oggi è la “Città dell’Eterna Primavera” e la sua rinascita è palpabile. Il nostro arrivo è stato in pieno clima di festa: la celebre Feria de las Flores (festa nazionale che si tiene ogni anno) rendeva il centro un fermento caotico, un’energia che a tratti ha reso Eleonora poco tranquilla.
Ecco come abbiamo bilanciato l’esplorazione del centro, l’emozione dei quartieri rinati e l’escursione in giornata a un luogo magico.
Giorno 1: Cosa vedere nel centro di Medellín? Plaza Botero durante la Feria de las Flores
Il viaggio dall’aeroporto alla città è stato il nostro battesimo: un’ora di taxi con sorpassi mozzafiato da Formula Uno. Nonostante l’angoscia (e le risate isteriche tra di noi), è il modo di guidare locale, e ci ha subito fatto ambientare in questa nuova città.
Abbiamo alloggiato all’Hotel 47 in pieno centro e appena lasciati gli zaini, ci siamo immersi nel cuore pulsante di Medellín.
Tra Botero e Caos Festivo
A causa della Feria de las Flores, il centro era estremamente affollato e caotico. Abbiamo visto le celebri statue voluminose di Botero sparse per la piazza, ma la folla in alcuni momenti ci ha fatto sentire meno al sicuro rispetto a Bogotá.


- Consiglio per Soggiornare: Se cercate un’esperienza più turistica, tranquilla e pettinata, vi consigliamo di soggiornare nel quartiere di El Poblado. La zona ci è sembrata molto turistica e decisamente poco autentica.
In serata, siamo andati proprio a El Poblado. Qui si incontrano solo “gringos” e nessun colombiano, ad esclusione di chi ci lavora. Quest’area è ricca di locali alla moda, con luci al neon e giardini curati ma non sembra di essere in una città del Sud America.
Abbiamo comunque mangiato con gusto a Barbaro Cocina Primitiva, dove abbiamo passato cena e dopo cena. Una conclusione perfetta dopo una giornata intensa.
Giorno 2: L’Escursione a Guatapé e El Peñol
Il secondo giorno è stato dedicato a un’escursione imperdibile: il Peñol de Guatapé e il coloratissimo villaggio di Guatapé.
Abbiamo raggiunto con un autobus pubblico il Peñol. Fatto il biglietto abbiamo iniziato subito la salita verso la cima. Circa 700 gradini ripidi che abbiamo affrontato anche meglio del previsto. Ovviamente al bisogno ci siamo fermati per bere, riposare e riprendere fiato.
Dalla cima si gode di una vista spettacolare sul lago artificiale circostante, un paesaggio fatto di isole e penisole che sembrano disegnate.
In cima oltre le foto e la possibilità di acquistare souvenir c’è anche un bar per il ristoro. Noi abbiamo scelto di proseguire verso la destinazione successiva: Guatapé.

Il Gusto Paisa: La Bandeja a Guatapé
Riscesi i 700 gradini abbiamo preso un tuktuk e ci siamo, finalmente seduti a pranzo nel mezzo della cittadina di Guatapé. Qui abbiamo assaggiato la Bandeja Paisa, il piatto simbolo della regione di Antioquia: una bomba calorica ma deliziosa a base di carne macinata, riso, fagioli rossi, uovo fritto, plantano, avocado.

Ci siamo quindi persi tra le viette colorate, decorate con zocalos colorati che raffigurano scene di vita locale o motivi floreali. Guatapé è una città viva, in cui il turismo è sicuramente presente ma permette ancora ai locali di vivere il luogo, almeno nel 2019. Infatti Nico non ha perso l’occasione di fare due palleggi con dei bambini che giocavano tra vicoli.
Pomeriggio inoltrato, siamo tornati in hotel e abbiamo deciso di cenare nuovamente a El Poblado per goderci l’atmosfera rilassata, mangiando un ottimo Arroz de Marisco.


Giorno 3: Tour della Comuna 13
L’esperienza più toccante e significativa di Medellín è stata la visita alla Comuna 13.
Abbiamo preso la metro fino al punto di incontro e partecipato a un tour gratuito (ndr. lasciate ovviamente una mancia adeguata per sostenere le realtà locali). Questo quartiere, un tempo devastato dalla violenza, è oggi un incredibile esempio di rinascita sociale, guidata dall’arte e dall’installazione delle scale mobili che hanno migliorato la vita dei residenti.
La comuna non è solo un agglomerato di baracche costruite con mattoni e lamiere come tetto. È un quartiere vivo, ricco di murale e colori, dove i talenti possono fiorire dalla strada.
Un’Esperienza Umana: La nostra guida, nata e cresciuta lì, ci ha raccontato la storia del quartiere dal suo personale punto di vista di bambina. È stata un’esperienza umana toccante, perché, come ci ha detto lei stessa, era impensabile vedere turisti qui anche solo pochi anni fa. Il turismo e la creatività (street art, musica) hanno fatto un enorme bene a questa comunità.


Dopo questa esperienza, siamo tornati verso il centro per l’ultima cena al Mercado del Tranvía, un mercato coperto oggi purtroppo chiuso) prima di dirigerci verso l’aeroporto la mattina seguente per la nostra prossima destinazione: Cartagena!
Se hai perso la prima parte del viaggio, leggi della nostra esperienza a Bogotà!