
Bogotá è stata la nostra porta d’ingresso in Colombia, qui abbiamo passato i primi tre giorni di viaggio. Eravamo pieni di curiosità per la nostra prima capitale sudamericana visitata insieme.
Abbiamo alloggiato strategicamente all’Hotel Montserrat, una scelta comoda che ci ha permesso di muoverci con agilità. È vero che il centro storico nelle grandi città sudamericane non è sempre il posto più tranquillo, ma Bogotá si è rivelata una piacevole scoperta.
Ecco il nostro diario di viaggio di tre giorni, tra arte, cibo e un’avventura che ci ha messo alla prova.
Giorno 1: L’Impatto Culturale e il Tramonto di Monserrate
Appena sbarcati, ci siamo diretti nel cuore pulsante della città: La Candelaria.
Questo quartiere storico è un’esplosione di colori, noto per le sue case coloniali e per l’incredibile presenza di graffiti e street art. La passeggiata è stata la nostra “immersione” per ambientarci, tra vicoli pittoreschi e mercatini.
Il Fascino delle Forme: Museo Botero
Non potevamo saltare il Museo Botero. Per noi amanti dello stile (si vede dal logo!), è stato un vero piacere. Il museo ospita, oltre alle celebri figure “voluminose” di Fernando Botero, anche una notevole collezione di arte internazionale.
Lo Street Food Inaspettato: Formiche Culone
Al centro storico abbiamo comprato un pacchetto di formiche culone (Hormigas Culonas), una specialità tradizionale, spesso tostata e mangiata come fossero arachidi.
Le abbiamo assaggiate mentre salivamo in funicolare sul Cerro de Monserrate. La vista da lassù è spettacolare, perfetta per vedere il tramonto sulla città. E il sapore? Le formiche erano inaspettatamente buone! Nico ha trovato il sapore simile a quello dei fegatelli di maiale arrosto, per ele erano più simili a dei bruscolini: un sentore che ricorda pop-corn o pancetta affumicata.


Giorno 2: Raquira tra case colorate e imprevisti
Il secondo giorno avevamo pianificato una gita fuori porta verso Raquira, la “città arcobaleno” famosa per la ceramica, l’artigianato e le sue case colorate. Sembrava una meta facile, ma si è rivelata la nostra prima vera “impresa” di viaggio.
Ben due taxi si sono rifiutati di portarci e già da questo avremmo dovuto capire che sarebbe stata un’impresa! Ráquira si trova a circa 130-140 km da Bogotá e, non essendo nella stessa regione, i taxi non possono raggiungerla legalmente.
Imperterriti, abbiamo trovato un driver ancora più pazzo che, accettando il rischio (e facendoci promettere che se ci avessero fermato avremmo detto di essere amici), ci ha portato a destinazione in circa tre ore.
Una volta arrivati, ci siamo fatti un giro tra i negozietti, abbiamo mangiato cibo tipico su una terrazza carina e abbiamo realizzato che non c’era molto altro da vedere.

Il ritorno è stato una vera avventura
Per rientrare a Bogotà non abbiamo trovato un taxi disposto a fare la tratta quindi ci siamo arrangiati con i mezzi pubblici a disposizione. Abbiamo quindi preso:
- Taxi da Raquira fino alla fermata di un bus locale.
- Bus preso al volo in strada (o chissà quando sarebbe ripassato!).
- Cambio bus in un paesino più grande per Bogotá.
- Taxi dalla stazione dei bus all’Hotel.
Per un totale di 5 ore e 30 minuti di pura improvvisazione. Un promemoria perfetto: in Sud America l’organizzazione è fondamentale, ma la flessibilità lo è ancora di più!


Giorno 3: Oro, Sapori Esotici e il Ron di Nico
Il terzo giorno è stato dedicato alla cultura e al gusto.
Siamo partiti dal Museo dell’Oro, che espone la più grande collezione al mondo di manufatti pre-colombiani d’oro. È un’esperienza consigliata per chi ama la storia e vuole approfondire la cultura di questo paese.
Subito dopo, il Mercado Paloquemao, una vera esperienza sensoriale. È uno dei mercati centrali più grandi del Sud America ed è qui che Ele ha assaggiato per la prima volta tante tipologie di frutti tropicali. Dopo un pranzo veloce, abbiamo scoperto le bananine piccole: buonissime!

Aperitivo a base di foglie di coca
Per “sgrassare” e combattere il jetlag, ci siamo diretti all’Embajada de la Coca a La Candelaria. Abbiamo provato il tè di coca e una fetta di torta di coca. Nico non ha resistito e ha assaggiato anche un distillato artigianale di foglia di coca, un apprezzatissimo digestivo locale.
Dopo un sonnellino ristoratore, siamo usciti per cena.Volevamo andare in un ristorante famoso a nord della città ma il viaggio in Uber sarebbe stato lunghissimo, quindi abbiamo optato per una scelta last-minute vicino all’hotel: Santa Fe Restaurante. Una vera scoperta! Atmosfera bellissima, piatti squisiti (anche i dolci) e personale gentilissimo.
È qui che è successa la magia: abbiamo assaggiato un rum squisito, il Ron de Caldas Riserva Invecchiato 21 anni. Dopo una chiacchierata con il proprietario, ci siamo fatti consigliare dove acquistarlo. Ebbene sì, lo abbiamo cercato instancabilmente e lo abbiamo riportato a casa dall’isola di San Andrés!


Conclusioni: Bogotá Promossa a Pieni Voti
Bogotá è stata una piacevole scoperta. Nonostante l’imprevisto di Raquira (che ci ha insegnato tanto), la combinazione di street art, alta cultura museale e sapori inaspettati (dalle formiche alla frutta tropicale) la rende una capitale imperdibile.